Capo Toro Seduto dei Sioux Lakota
OLIO DI PALMA: DEVASTA L'AMBIENTE
UCCIDE GLI ANIMALI E LE PERSONE
Indice
L'Olio di Palma (OdP) è un olio vegetale prodotto perlopiù in paesi orientali e utilizzato abbondantemente in prodotti confezionati tanto alimentari quanto di cosmesi e di cura e igiene personale e della casa, ma viene anche impiegato come biocarburante.

Perché fa male? L'OdP è composto al 49,3% da grassi saturi: consumarlo equivale ad alimentarsi di burro, lardo o strutto, anzi, alcuni studi dichiarano che l'OdP sia addirittura più dannoso dei principali grassi animali (non di molto e, ovviamente, con questo non intendiamo consigliare di consumare il "meno peggio").
Oltre ad essere carico di grassi saturi, l'OdP è povero di omega3: consumare quotidianamente un olio di questo tipo (e vi assicuriamo che un italiano o un occidentale medio ne consuma parecchio, ogni giorno, senza accorgersene) aumenta il tasso di colesterolo cattivo (LDL) nel sangue e, di conseguenza, espone ad un maggiore rischio di contrarre malattie cardiache.
A chi fa male? Oltre alle ripercussioni che ha sul consumatore, l'OdP porta con sé tutta una serie di danni che inizia a monte, con la produzione.
La palma da olio è una pianta che cresce spontanea principalmente in alcune aree africane; le popolazioni del luogo ne ricavano l'olio che usano nella propria dieta, dieta, però, povera di grassi e che prevede un uso di questo olio molto moderato, per cui questa sostanza non ha quelle ripercussioni che ha invece su un occidentale medio.
A grandi linee a partire dai primi anni '90, la palma da olio è stata monopolizzata da quelle grandi multinazionali che hanno fiutato facili guadagni, multinazionali che, con i soliti metodi mafiosi e terroristici, hanno pressato ulteriormente i governi deboli di alcuni paesi orientali (governi che già erano solite pressare per altri affari) per ottenere in modo rapido e semplice sempre più terreni con un certo clima, favorevole alla crescita delle palme da olio.
Così, paesi come Indonesia, Malesia, Papua Nuova Guinea, ma successivamente anche Honduras, Brasile, Costa d'Avorio e Gabon, hanno ceduto a queste corporazioni terreni comprendenti foreste pluviali, come quella del Borneo, ricche di biodiversità e indispensabili per l'equilibrio climatico mondiale.
In questo modo, non solo ettari, ettari ed ettari di foresta sono stati e vengono anche in questo preciso momento abbattuti: con la morte delle foreste, anche tutte quelle tribù e quelle specie animali che le abitano rischiano la vita.
Tragico è il destino dei Dayak e dei Penan, così come quello degli orango, delle tigri, degli elefanti e di tutte
quelle altre specie animali, insieme a quelle vegetali, che fanno parte di quella pluralità immensa che costituisce le foreste pluviali.
Ma, tra i terreni concessi, insieme alle foreste pluviali, ci sono anche, purtroppo, campi di contadini che da generazioni hanno coltivato in modo naturale, con la tecnica della rotazione, per mantenerli fertili e attivi. Da citare è il caso dell'Honduras, dove i campesinos si sono ribellati alla totale indifferenza e noncuranza dei propri diritti da parte del governo, cui solo interessa fare affari con le corporation: da tempo portano avanti manifestazioni e cortei pacifici, proprio come avviene durante gli scioperi in Italia. Purtroppo, però, il governo honduregno preferisce sistemare questi conflitti con veri e propri squadroni che intimoriscono, minacciano e in alcuni casi assassinano questi contadini.
Sono ormai più di 45 i contadini assassinati, centinaia quelli citati in giudizio in lunghi processi che non hanno idea di come gestire e che non hanno neanche la possibilità di assumere veri e propri avvocati, migliaia quelli che ogni giorno ricevono minacce alla propria persona e alla propria famiglia.
Una cosa che accomuna tanto le foreste pluviali quanto i campi contadini è che le piantagioni di palme da olio volute dalle multinazionali sono concepite e portate avanti qualimonocolture: questo fa sì che il terreno non abbia il ricambio naturale di nutrimenti di cui necessita
per restare fertile e attivo e quindi porta ad un impoverimento del suolo che nel tempo si inaridisce e contribuisce a quel grande fenomeno che affligge molte aree in tutto il mondo conosciuto come desertificazione.
Inoltre, una monocoltura per crescere richiede un massiccio impiego di risorse idriche e di agenti chimici, come pesticidi, erbicidi, etc., fattori che contribuiscono ulteriormente al degrado e all'impoverimento del suolo.
Ultimo, ma non da meno, è il trasporto: l'OdP viene prodotto in paesi lontani dal nostro, ma utilizzato principalmente in Occidente, per cui viene trasportato per molti km.
Dato che l'OdP allo stato naturale (cioè nella forma in cui viene importato) solidificherebbe irrimediabilmente se esposto a temperatura ambiente, ha bisogno di essere mantenuto a temperature molto calde, fatto che aumenta maggiormente l'impatto di questa sostanza e che implica un trasporto via mare, per distanze che a volte raggiungono i 13000 km.
La bufala del biologico Spesso, quando chiediamo spiegazioni a certe aziende o leggiamo le etichette, sentiamo parlare di OdP certificato biologico.
La certificazione in questione è gestita e controllata dalla RSPO (Roundtable for Sustainable Palm Oil), una tavola rotonda creata più per facciata che per altro.
Negli ultimi anni si è cominciato a parlare dei danni riguardanti l'OdP e tutte quelle grandi imprese che ne producevano o ne acquistavano in grandi dosi, facendoci affari d'oro, hanno ben deciso di unirsi e ci creare questa certificazione, per continuare indisturbati i propri loschi traffici.
La RSPO, infatti, è stata fondata e viene controllata da corporazioni quali Wilmar (il più grande distributore di OdP, nell'occhio del ciclone per le tecniche di produzione che adotta) e Cargill (poco conosciuta, ma tra le più potenti corporazioni a livello mondiale, una multinazionale che acquista e rivende e così controlla e decide il prezzo di quasi tutto il cibo sul mercato alimentare globale, OdP compreso). La RSPO vanta oggi membri quali Unilever, Ferrero e P&G e questo dovrebbe già dire tutto; ma, per dare un apparente tocco di sensibilità ambientale, la Wilmar ha ricercato l'appoggio strategico di qualcuno o qualcosa con una fama di questo tipo... e chi se non il WWF? L'associazione ambientalista più conosciuta al mondo, implicata però in moltissimi scandali che fanno crollare la sua immagine di protettore del Pianeta: legna illegale, safari poco ecologici, monocolture, etc.
Insomma, in poche parole, l'OdP biologico è una truffa bella e buona: l'OdP biologico non esiste.
Alternative

Perché fa male? L'OdP è composto al 49,3% da grassi saturi: consumarlo equivale ad alimentarsi di burro, lardo o strutto, anzi, alcuni studi dichiarano che l'OdP sia addirittura più dannoso dei principali grassi animali (non di molto e, ovviamente, con questo non intendiamo consigliare di consumare il "meno peggio").
Oltre ad essere carico di grassi saturi, l'OdP è povero di omega3: consumare quotidianamente un olio di questo tipo (e vi assicuriamo che un italiano o un occidentale medio ne consuma parecchio, ogni giorno, senza accorgersene) aumenta il tasso di colesterolo cattivo (LDL) nel sangue e, di conseguenza, espone ad un maggiore rischio di contrarre malattie cardiache.
A chi fa male? Oltre alle ripercussioni che ha sul consumatore, l'OdP porta con sé tutta una serie di danni che inizia a monte, con la produzione.
La palma da olio è una pianta che cresce spontanea principalmente in alcune aree africane; le popolazioni del luogo ne ricavano l'olio che usano nella propria dieta, dieta, però, povera di grassi e che prevede un uso di questo olio molto moderato, per cui questa sostanza non ha quelle ripercussioni che ha invece su un occidentale medio.
A grandi linee a partire dai primi anni '90, la palma da olio è stata monopolizzata da quelle grandi multinazionali che hanno fiutato facili guadagni, multinazionali che, con i soliti metodi mafiosi e terroristici, hanno pressato ulteriormente i governi deboli di alcuni paesi orientali (governi che già erano solite pressare per altri affari) per ottenere in modo rapido e semplice sempre più terreni con un certo clima, favorevole alla crescita delle palme da olio.
Così, paesi come Indonesia, Malesia, Papua Nuova Guinea, ma successivamente anche Honduras, Brasile, Costa d'Avorio e Gabon, hanno ceduto a queste corporazioni terreni comprendenti foreste pluviali, come quella del Borneo, ricche di biodiversità e indispensabili per l'equilibrio climatico mondiale.
In questo modo, non solo ettari, ettari ed ettari di foresta sono stati e vengono anche in questo preciso momento abbattuti: con la morte delle foreste, anche tutte quelle tribù e quelle specie animali che le abitano rischiano la vita.
Tragico è il destino dei Dayak e dei Penan, così come quello degli orango, delle tigri, degli elefanti e di tutte
quelle altre specie animali, insieme a quelle vegetali, che fanno parte di quella pluralità immensa che costituisce le foreste pluviali.Ma, tra i terreni concessi, insieme alle foreste pluviali, ci sono anche, purtroppo, campi di contadini che da generazioni hanno coltivato in modo naturale, con la tecnica della rotazione, per mantenerli fertili e attivi. Da citare è il caso dell'Honduras, dove i campesinos si sono ribellati alla totale indifferenza e noncuranza dei propri diritti da parte del governo, cui solo interessa fare affari con le corporation: da tempo portano avanti manifestazioni e cortei pacifici, proprio come avviene durante gli scioperi in Italia. Purtroppo, però, il governo honduregno preferisce sistemare questi conflitti con veri e propri squadroni che intimoriscono, minacciano e in alcuni casi assassinano questi contadini.
Sono ormai più di 45 i contadini assassinati, centinaia quelli citati in giudizio in lunghi processi che non hanno idea di come gestire e che non hanno neanche la possibilità di assumere veri e propri avvocati, migliaia quelli che ogni giorno ricevono minacce alla propria persona e alla propria famiglia.Una cosa che accomuna tanto le foreste pluviali quanto i campi contadini è che le piantagioni di palme da olio volute dalle multinazionali sono concepite e portate avanti qualimonocolture: questo fa sì che il terreno non abbia il ricambio naturale di nutrimenti di cui necessita
per restare fertile e attivo e quindi porta ad un impoverimento del suolo che nel tempo si inaridisce e contribuisce a quel grande fenomeno che affligge molte aree in tutto il mondo conosciuto come desertificazione.Inoltre, una monocoltura per crescere richiede un massiccio impiego di risorse idriche e di agenti chimici, come pesticidi, erbicidi, etc., fattori che contribuiscono ulteriormente al degrado e all'impoverimento del suolo.
Ultimo, ma non da meno, è il trasporto: l'OdP viene prodotto in paesi lontani dal nostro, ma utilizzato principalmente in Occidente, per cui viene trasportato per molti km.
Dato che l'OdP allo stato naturale (cioè nella forma in cui viene importato) solidificherebbe irrimediabilmente se esposto a temperatura ambiente, ha bisogno di essere mantenuto a temperature molto calde, fatto che aumenta maggiormente l'impatto di questa sostanza e che implica un trasporto via mare, per distanze che a volte raggiungono i 13000 km.
La bufala del biologico Spesso, quando chiediamo spiegazioni a certe aziende o leggiamo le etichette, sentiamo parlare di OdP certificato biologico.
La certificazione in questione è gestita e controllata dalla RSPO (Roundtable for Sustainable Palm Oil), una tavola rotonda creata più per facciata che per altro.
Negli ultimi anni si è cominciato a parlare dei danni riguardanti l'OdP e tutte quelle grandi imprese che ne producevano o ne acquistavano in grandi dosi, facendoci affari d'oro, hanno ben deciso di unirsi e ci creare questa certificazione, per continuare indisturbati i propri loschi traffici.
La RSPO, infatti, è stata fondata e viene controllata da corporazioni quali Wilmar (il più grande distributore di OdP, nell'occhio del ciclone per le tecniche di produzione che adotta) e Cargill (poco conosciuta, ma tra le più potenti corporazioni a livello mondiale, una multinazionale che acquista e rivende e così controlla e decide il prezzo di quasi tutto il cibo sul mercato alimentare globale, OdP compreso). La RSPO vanta oggi membri quali Unilever, Ferrero e P&G e questo dovrebbe già dire tutto; ma, per dare un apparente tocco di sensibilità ambientale, la Wilmar ha ricercato l'appoggio strategico di qualcuno o qualcosa con una fama di questo tipo... e chi se non il WWF? L'associazione ambientalista più conosciuta al mondo, implicata però in moltissimi scandali che fanno crollare la sua immagine di protettore del Pianeta: legna illegale, safari poco ecologici, monocolture, etc.
Insomma, in poche parole, l'OdP biologico è una truffa bella e buona: l'OdP biologico non esiste.
Alternative
- uso in cottura: olio d'oliva, meglio se extravergine;
- uso in frittura: olio d'oliva, perchè ha un punto di fumo alto e quindi è difficile che gli alimenti durante la frittura si brucino e diventino cancerogeni;
- uso a crudo: olio d'oliva, meglio se extravergine, oppure altri oli come quello di sesamo o, se piace un gusto più marino, come di pesce, quello di lino;
- uso nella preparazione di dolci: per alcuni dolci, come i biscotti, che richiedono un uso molto limitato di olio, consigliamo sempre quello d'oliva, mentre per altri, in cui è richiesto un impiego maggiore d'olio, quello d'oliva può risultare troppo grasso, per cui è meglio usarne uno come quello di semi di girasole.
PRODOTTI PER IL CORPO:
QUI TROVATE UNA LISTA DETTAGLIATA DI TUTTA LA COSMESI CHE ANDREBBE EVITATA
MA L'OLIO DI PALMA SI TROVA ANCHE IN DIVERSI PRODOTTI BIOLOGICI...
Questo è solo un elenco parziale dei prodotti che andrebbero evitati... faremo in modo di tenerlo aggiornato!
Se notate un prodotto mancante, segnalatecelo!
QUI UN PICCOLO GLOSSARIO DA SCARICARE E PORTARE SEMPRE CON SÉ

Earth Riot (Convivenza Pacifica) si fa promotore di una petizione al Parlamento Europeo che richiede il divieto di importazione e di produzione di olio di palma nei Paesi dell'Unione Europea.
La petizione ha avuto inizio venerdì 9 novembre 2012.
Per diffonderla, promuoverla e aiutarci a raccogliere un alto numero di firme, scarica l'apposito modulo qui!
La petizione ha avuto inizio venerdì 9 novembre 2012.
Per diffonderla, promuoverla e aiutarci a raccogliere un alto numero di firme, scarica l'apposito modulo qui!

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