Romeno stupra la figlia del titolare che lo ha assunto: arrestato e rimesso in libertà.
Il ministro Kyenge forse dovrebbe parlare con questa ragazza di soli 22 anni, aggredita e violentata in ufficio da un immigrato a cui la sua famiglia aveva dato lavoro. Il dramma è avvenuto sull’Appennino parmense lo scorso marzo.
La giovane era rimasta sola in ufficio e stava sbrigando le ultime pratiche prima della chiusura, quando un operaio 30enne rumeno, G. T., è entrato nella stanza e si è seduto accanto a lei. Secondo quanto riportato nel capo d’imputazione, l’uomo ha iniziato a molestarla con pesanti avances. Quando ha allungato le mani, palpeggiandola, la giovane si è ritratta e ha cercato di lasciare l’ufficio.
L’uomo, però, non gliene ha lasciato il tempo. L’ha raggiunta, afferrata con violenza e trascinata dentro a un antibagno. Lì ha sbattuto la vittima contro il muro, l’ha bloccata col peso del suo corpo, è riuscito a spogliarla e a compiere su di lei pesantissimi abusi sessuali. La ragazza è riuscita a fatica a sfuggire a un brutale stupro. Si è divincolata finché l’aggressore non ha mollato la presa. Un assalto che le è costato 25 giorni di prognosi per le ferite riportate, oltre alle gravi ripercussioni psicologiche.
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