Sandrino Mya e altre 2 persone hanno condiviso la foto di Hans Ruesch per l'abolizione della vivisezione. Ora.
LA SOFFERENZA DEGLI ANIMALI NELLA RICERCA SULL’ALZHEIMER Esempi di esperimenti animali finanziati dall’Alzheimer’s Society La ricerca di un modello animale per la malattia di Alzheimer è iniziata con sistematicità nel 1980. (141) Nei primi tentativi si iniettava cloruro di alluminio – una sostanza corrosiva a tal punto che le persone che la maneggiano devono indossare occhiali e guanti di sicurezza (142) – direttamente nei cervelli dei conigli ancora in via di sviluppo. (143) Oggi, topi, ratti, scimmie marmoset e lemuri sono gli animali più utilizzati. I ricercatori non solo hanno sviluppato innumerevoli tecniche per danneggiare il cervello, ma hanno anche ideato metodi estremamente crudeli per valutare le funzioni cerebrali una volta eseguita la procedura. Attualmente i topi transgenici sono utilizzati per riprodurre l’eccessivo accumularsi di proteina nel cervello. Questi topi sono progettati per nascere con un gene umano difettoso associato alla malattia di Alzheimer. Spesso, tuttavia, essi non sviluppano la patologia desiderata o la manifestano nelle aree “sbagliate”. (144) In un esperimento finanziato da Alzheimer’s Society, Alzheimer Association, Alzheimer Research Trust e Medical Research Council, i topi transgenici portatori del gene umano difettoso sono stati incrociati con un altro ceppo di topi transgenici portatori di un gene protettivo. L’obiettivo era vedere se il gene protettivo avrebbe bloccato o neutralizzato gli effetti del gene difettoso, fornendo indizi per lo sviluppo di cure per l’Alzheimer. (145) I topi incrociati sono stati sottoposti a molteplici test di memoria e comportamentali come strumenti di misura dell’efficacia generale del gene protettivo. Come ci si può aspettare dall’incrocio di due diversi ceppi di topi, alcuni cuccioli sono nati con il gene protettivo, mentre altri no. Le capacità fisiche di tutti i topi sono state valutate usando il labirinto acquatico di Morris, una tecnica sviluppata 30 anni fa. Nonostante i topi abbiano molta paura di stare in acqua, vengono costretti in una vaschetta rotonda dove non possono toccare il fondo e dalla quale non possono scappare. L’acqua nella vaschetta è appositamente fredda in modo da provocare un nuoto affannoso che li può portare allo sfinimento e all’annegamento quando non sono tenuti sotto stretta osservazione. Nell’esperimento di cui parliamo, i topi erano costretti a nuotare fino a quando non veniva introdotta nella vasca una piccola piattaforma sulla quale potevano riposarsi. Una volta che avevano imparato a farlo, la piattaforma veniva immersa di modo che non era più visibile sulla superficie dell’acqua. L’obiettivo era sperimentare la memoria spaziale degli animali. I topi con il gene protettivo l’hanno eseguito un po’ meglio di quelli che ne erano privi riuscendo a localizzare la piattaforma sommersa un po’ prima degli altri. Al termine, tutti i topi sono stati uccisi e i loro cervelli esaminati. Un esperimento simile è stato finanziato dall’Alzheimer Society, stavolta per scoprire che effetto può avere lo stress sulla produzione di “cattive” proteine nel cervello. (146) Venti ratti maschi adulti sono stati divisi in quattro gruppi di cinque animali ciascuno: un gruppo fu sottoposto a stress per 20 giorni, uno per dieci, un altro ancora a uno stress acuto di un giorno, l’ultimo era il gruppo di controllo. L’esposizione allo stress è stata ottenuta mettendo i ratti su una piattaforma elevata per 60 minuti. Mentre i ratti liberi di vagabondare possono anche scegliere di salire in alto, essere esposti a una grande altezza in un ambiente di laboratorio è altamente stressante, come segnala l’immediato rilascio degli ormoni dello stress nel sangue. Questa risposta diminuisce in modo significativo dopo 10-20 giorni, una volta che gli animali si sono abituati alla piattaforma, resta il fatto che hanno subito paura e stress per un lungo periodo. Tutti i ratti sono stati uccisi 24 ore dopo la loro ultima esposizione allo stress per misurare l’impatto di ciò che avevano subito sul cervello. I ricercatori hanno concluso che lo stress può influire sulla produzione della proteina “cattiva” nel cervello, ma che ulteriori studi sarebbero necessari per determinarne i meccanismi esatti. A.M. note bibliografiche: 142. The Physical and Theoretical Chemistry Laboratory, Oxford University (2008). Safety data for aluminium chloride, anhydrous [online]. Consultabile al link: http://msds.chem.ox.ac.uk/AL/ aluminium_chloride_anhydrous.ht ml [consultato nel marzi 2011] 143. WisniewskiHM,SturmanJA,ShekJW( 1980).Aluminumchlorideinducedn eurofibrillarychangesinthedeve lopingrabbitachronicanimalmode l.AnnNeurol.8(5):479-90 144. Kokjohn TA, Roher AE (2009). Amyloid precursor protein transgenic mouse models and Alzheimer’s disease: Understanding the paradigms, limitations and contributions. Alzheimers Dement. 5(4):340–347 145. Mitchell JC, Ariff BB, Yates DM, et al (2009). X11B rescues memory and long-term potentiation deficits in Alzheimer’s disease APPswe Tg2576 mice. Human Molecular Genetics.18(23):4492-4500 146. SayerR,RobertsonD,BalfourDJK,e tal(2008).Theeffectofstressont heexpressionoftheamyloidprecur sorproteininratbrain.Neuroscie nceLetters.431 (3):197-200 Fonte: dossier di Animal Aid tradotto dalla Leal: VITTIME DELLA SOLIDARIETA' (http://www.leal.it/rivista/ VOCE85.pdf) Vedi anche: - Flop costosi in termini di tempo e denaro L’insuccesso dei “modelli animali di Alzheimer” nello sviluppo dei farmaci http://www.facebook.com/ photo.php?fbid=529426753801842& set=a.504882349589616.10737418 40.469925656418619&type=3&src - Il fallimento dei modelli animali nella ricerca sul Parkinson http://www.facebook.com/ photo.php?fbid=528615520549632& set=a.504882349589616.10737418 40.469925656418619&type=1&rele vant_count=1 - LA SOFFERENZA DEGLI ANIMALI NELLA RICERCA SUL PARKINSON http://www.facebook.com/ photo.php?fbid=528983873846130& set=a.504882349589616.10737418 40.469925656418619&type=1&rele vant_count=1 ______________________________ _______________ — con Marisa Borla.

Profetiche parole del medico tedesco Wolfgang Bohn nella rivista scientifica Aerztliche Mitteilungen (N° 7/8, 1912): «Lo scopo conclamato della vivisezione non è stato raggiunto in alcun campo ed è prevedibile che anche in futuro non lo sarà. Invece la vivisezione ha causato gravissimi danni, è stata fatale per migliaia di persone... Noi possediamo un gran numero di medicamenti e metodi terapeutici acquisiti senza torturare animali, ma non sono stati impiegati e diffusi come meriterebbero unicamente perché l'odierna generazione di ricercatori non conosce altro che il metodo vivisezionista».
Vedi: Capitoli di IMPERATRICE NUDA:
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=508213929256458& set=a.508213905923127.10737418 42.469925656418619&type=3&src
_________________________
Adopt - Do Not Buy A Life ha condiviso la foto di Hans Ruesch per l'abolizione della vivisezione. Ora.Profetiche parole del medico tedesco Wolfgang Bohn nella rivista scientifica Aerztliche Mitteilungen (N° 7/8, 1912): «Lo scopo conclamato della vivisezione non è stato raggiunto in alcun campo ed è prevedibile che anche in futuro non lo sarà. Invece la vivisezione ha causato gravissimi danni, è stata fatale per migliaia di persone... Noi possediamo un gran numero di medicamenti e metodi terapeutici acquisiti senza torturare animali, ma non sono stati impiegati e diffusi come meriterebbero unicamente perché l'odierna generazione di ricercatori non conosce altro che il metodo vivisezionista».
Vedi: Capitoli di IMPERATRICE NUDA:
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=508213929256458& set=a.508213905923127.10737418 42.469925656418619&type=3&src
_________________________
![LA SOFFERENZA DEGLI ANIMALI NELLA RICERCA SULL’ALZHEIMER
Esempi di esperimenti animali finanziati dall’Alzheimer’s Society
La ricerca di un modello animale per la malattia di Alzheimer è iniziata con sistematicità nel 1980. (141) Nei primi tentativi si iniettava cloruro di alluminio – una sostanza corrosiva a tal punto che le persone che la maneggiano devono indossare occhiali e guanti di sicurezza (142) – direttamente nei cervelli dei conigli ancora in via di sviluppo. (143)
Oggi, topi, ratti, scimmie marmoset e lemuri sono gli animali più utilizzati.
I ricercatori non solo hanno sviluppato innumerevoli tecniche per danneggiare il cervello, ma hanno anche ideato metodi estremamente crudeli per valutare le funzioni cerebrali una volta eseguita la procedura.
Attualmente i topi transgenici sono utilizzati per riprodurre l’eccessivo accumularsi di proteina nel cervello. Questi topi sono progettati per nascere con un gene umano difettoso associato alla malattia di Alzheimer.
Spesso, tuttavia, essi non sviluppano la patologia desiderata o la manifestano nelle aree “sbagliate”. (144)
In un esperimento finanziato da Alzheimer’s Society, Alzheimer Association, Alzheimer Research Trust e Medical Research Council, i topi transgenici portatori del gene umano difettoso sono stati incrociati con un altro ceppo di topi transgenici portatori di un gene protettivo. L’obiettivo era vedere se il gene protettivo avrebbe bloccato o neutralizzato gli effetti del gene difettoso, fornendo indizi per lo sviluppo di cure per l’Alzheimer. (145)
I topi incrociati sono stati sottoposti a molteplici test di memoria e comportamentali come strumenti di misura dell’efficacia generale del gene protettivo. Come ci si può aspettare dall’incrocio di due diversi ceppi di topi, alcuni cuccioli sono nati con il gene protettivo, mentre altri no.
Le capacità fisiche di tutti i topi sono state valutate usando il labirinto acquatico di Morris, una tecnica sviluppata 30 anni fa. Nonostante i topi abbiano molta paura di stare in acqua, vengono costretti in una vaschetta rotonda dove non possono toccare il fondo e dalla quale non possono scappare. L’acqua nella vaschetta è appositamente fredda in modo da provocare un nuoto affannoso che li può portare allo sfinimento e all’annegamento quando non sono tenuti sotto stretta osservazione.
Nell’esperimento di cui parliamo, i topi erano costretti a nuotare fino a quando non veniva introdotta nella vasca una piccola piattaforma sulla quale potevano riposarsi. Una volta che avevano imparato a farlo, la piattaforma veniva immersa di modo che non era più visibile sulla superficie dell’acqua. L’obiettivo era sperimentare la memoria spaziale degli animali. I topi con il gene protettivo l’hanno eseguito un po’ meglio di quelli che ne erano privi riuscendo a localizzare la piattaforma sommersa un po’ prima degli altri. Al termine, tutti i topi sono stati uccisi e i loro cervelli esaminati.
Un esperimento simile è stato finanziato dall’Alzheimer Society, stavolta per scoprire che effetto può avere lo stress sulla produzione di “cattive” proteine nel cervello. (146) Venti ratti maschi adulti sono stati divisi in quattro gruppi di cinque animali ciascuno: un gruppo fu sottoposto a stress per 20 giorni, uno per dieci, un altro ancora a uno stress acuto di un giorno, l’ultimo era il gruppo di controllo.
L’esposizione allo stress è stata ottenuta mettendo i ratti su una piattaforma elevata per 60 minuti. Mentre i ratti liberi di vagabondare possono anche scegliere di salire in alto, essere esposti a una grande altezza in un ambiente di laboratorio è altamente stressante, come segnala l’immediato rilascio degli ormoni dello stress nel sangue.
Questa risposta diminuisce in modo significativo dopo 10-20 giorni, una volta che gli animali si sono abituati alla piattaforma, resta il fatto che hanno subito paura e stress per un lungo periodo. Tutti i ratti sono stati uccisi 24 ore dopo la loro ultima esposizione allo stress per misurare l’impatto di ciò che avevano subito sul cervello.
I ricercatori hanno concluso che lo stress può influire sulla produzione della proteina “cattiva” nel cervello, ma che ulteriori studi sarebbero necessari per determinarne i meccanismi esatti. A.M.
note bibliografiche:
142. The Physical and Theoretical Chemistry Laboratory, Oxford University (2008). Safety data for aluminium chloride, anhydrous [online]. Consultabile al link:
http://msds.chem.ox.ac.uk/AL/aluminium_chloride_anhydrous.html [consultato nel marzi 2011]
143. WisniewskiHM,SturmanJA,ShekJW(1980).Aluminumchlorideinducedneurofibrillarychangesinthedevelopingrabbitachronicanimalmodel.AnnNeurol.8(5):479-90
144. Kokjohn TA, Roher AE (2009). Amyloid precursor protein transgenic mouse models and Alzheimer’s disease: Understanding the paradigms, limitations and
contributions. Alzheimers Dement. 5(4):340–347
145. Mitchell JC, Ariff BB, Yates DM, et al (2009). X11B rescues memory and long-term potentiation deficits in Alzheimer’s disease APPswe Tg2576 mice. Human Molecular
Genetics.18(23):4492-4500
146. SayerR,RobertsonD,BalfourDJK,etal(2008).Theeffectofstressontheexpressionoftheamyloidprecursorproteininratbrain.NeuroscienceLetters.431 (3):197-200
Fonte: dossier di Animal Aid tradotto dalla Leal: VITTIME DELLA SOLIDARIETA' (http://www.leal.it/rivista/VOCE85.pdf)
Vedi anche:
- Flop costosi in termini di tempo e denaro
L’insuccesso dei “modelli animali di Alzheimer” nello sviluppo dei farmaci
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=529426753801842&set=a.504882349589616.1073741840.469925656418619&type=3&src
- Il fallimento dei modelli animali nella ricerca sul Parkinson
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=528615520549632&set=a.504882349589616.1073741840.469925656418619&type=1&relevant_count=1
- LA SOFFERENZA DEGLI ANIMALI NELLA RICERCA SUL PARKINSON
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=528983873846130&set=a.504882349589616.1073741840.469925656418619&type=1&relevant_count=1
_____________________________________________](https://scontent-a-ams.xx.fbcdn.net/hphotos-ash3/s403x403/1378021_529441877133663_701326548_n.png)
Nessun commento:
Posta un commento