La legge 413 del 12 ottobre 1993 OBIEZIONE DI COSCIENZA SULLA VIVISEZIONE
Deve essere pubblicizzata all'infinito tutti devono sapere. E-MAIL DI PROTESTA PARTECIPATE "N U M E R O S I" E CONDIVIDETE EVENTO ONLINE: - FERMIAMO LA VIVISEZIONE NELLE UNIVERSITA' -
La legge 413 del 1993 sull’obiezione di coscienza alla vivisezione
Il suo fondamento è una legge che permette agli studenti, ai ricercatori, ai tecnici di laboratorio pubblico o privato, di rifiutarsi di praticare o collaborare ad esperimenti di vivisezione. La legge prevede esplicitamente che chi si avvale di questa esenzione non possa «subire conseguenze sfavorevoli».
Se ciò fosse abbastanza noto tra gli studenti iscritti o che intendono iscriversi a una di quelle facoltà in cui la vivisezione è di solito praticata (Medicina e Chirurgia; Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali; Farmacia; Agraria; e Medicina Veterinaria), tutti o quasi tutti si avvarrebbero del diritto all’obiezione. Sarebbe necessario, ovviamente, diffondere le idee e le informazioni alla base di tale rifiuto, ma questo è un compito che le associazioni antivivisezioniste e animaliste possono svolgere agevolmente, grazie a splendide opere come Imperatrice nuda, di Hans Ruesch, e Vivisezione o scienza, di Pietro Croce.
La legge sull’obiezione di coscienza alla vivisezione non è l’abolizione della vivisezione, che è l’obiettivo da raggiungere. È però un passo molto importante verso questo obiettivo, in quanto fornisce uno strumento di emancipazione essenziale per ricercatori, tecnici ecc., e ancor più per la creazione di una nuova generazione di ricercatori che negli anni formativi non siano scesi a compromessi né con la scienza né con l’etica. I vivisezionisti se ne sono resi conto subito, ed è per questo che l’hanno boicottata, senza esitare a commettere continuativamente, per anni e anni, un grave reato.
Valorizzare la legge 413/1993 secondo le linee spiegate sopra è una forma di lotta antivivisezionista legale ed efficace. Che si sia tardato tanto a capirlo, o a mettere in pratica ciò che si era capito, è deplorevole, ma non è certo una ragione per prolungare il ritardo.
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