domenica 22 settembre 2013

Russia seLaquestra nave di Greenpeace Tra gli attivisti c’è anche un italiano

 Russia seLaquestra nave di Greenpeace 

Tra gli attivisti c’è anche un italiano

L’intervento delle forze armate russe durante il blitz di Greenpeace sulla piattaforma pertolifera di Gazprom

Il blitz nell’Artico su una piattaforma petrolifera provoca l’intervento delle forze armate. Due persone arrestate
e rilasciate. Ora l’imbarcazione verrà trasportata nel porto di Murmansk
La nave Arctic Sunrise di Greenpeace, su cui ieri hanno fatto irruzione funzionari della guardia costiera russa mentre si trovava nelle acque dell’Artico, sta venendo portata verso il porto più vicino, nella città di Murmansk. Lo rende noto la guardia costiera russa, spiegando che il tragitto durerà tre o quattro giorni.  

Secondo quanto riferisce Greenpeace, 15 uomini armati sono saliti a bordo dell’imbarcazione, radunando in maniera violenta 29 attivisti, compresi i due arrestati mercoledì per essersi arrampicati su una piattaforma petrolifera di Gazprom. Il capitano della nave, spiega Faiza Oulahsen, tra gli attivisti che si trovavano a bordo, è stato trattenuto separatamente sul ponte. 

L’agenzia spiega che il capitano della nave si è rifiutato di metterla in moto, quindi la guardia costiera è giunta sul posto per trasportarla fino a Murmansk. “Hanno usato violenza contro alcuni di noi, colpendo e spingendo la gente”, ha raccontato Oulahsen nel corso di una telefonata dalla nave. La guardia costiera russa fa parte dell’Fsb, i servizi segreti federali, eredi del Kgb. Liliya Moroz, rappresentante dell’Fsb nella regione di Murmansk, ha spiegato a radio Ekho Moskvy che gli attivisti potrebbero venire accusati anche di terrorismo. Secondo la legge russa, rientra sotto terrorismo ogni azione volta a “violare la sicurezza generale, a spaventare la popolazione o a influenzare l’azione governativa”, che danneggi la proprietà o minacci le vite di altri. Comporta una pena fino a dieci anni di carcere se la persona accusata non è armata. 

Greenpeace riferisce di non riuscire a stabilire un contatto con gli attivisti da ieri sera e di non aver ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale su queste accuse da parte dei servizi di sicurezza. Ma conferma che si tratta del primo arresto su una nave di suoi attivisti nelle acque russe in quasi due decenni. “Questa è una chiara detenzione di persone contro il loro volere. Il terrorismo è un reato molto serio”, commenta Vladimir Chuprov, capo del dipartimento energia di Greenpeace Russia. Attualmente la nave si trova nel mare della Pecora, sezione del mar di Barents. 



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