venerdì 20 settembre 2013

SIONISMO e DINTORNI



Quei 150 mila soldati ebrei di Hitler di cui nessuno ha mai osato parlare

UNO SCONVOLGENTE LIBRO DELLO STORICO EBREO BRYAN MARK RIGG.


Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” de- dicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).

Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.

Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.

Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 e questo sconvolse tutte le sue certezze.

Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.

Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, nel senso che ogni intervistato faceva i nomi di altri camerati. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il ’98!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.

Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.

Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.

Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.

L’elenco di Rigg è sconvolgente. Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o mezzi ebrei o ebrei per un quarto o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow.

Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.

Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.

E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.

Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.

«Non potevamo immaginare – ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia – che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.

Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico.

P. Squitieri

FONTE: http://www.raixevenete.net/documenti/doc378.asp
 — con Fernando Rossi,Dolores D'AvanzoPaolo Mentereale CucchiaraStefano MarcuzzoCarmine D'Avino,Rossella GiordanoConsuelo RottoliSandro BisiAlessia LaiClaudio MoffaAngela CorriasFrancesca DessìFabiola BiancoDaniela BianchiWilliam RizziKatia Votoli,Fabio TarducciMario De CristofaroFabio PorcarelliVittoria R. BianchiCorriere Di SionDomenico D'AmbrosioMariangela Kimana MoffaGiuseppe PoggiStefano AllettiChiara RovereLoredana BianconiGiuseppe Poggi e Antonella M. Rustico




UN EBREO CON LA DIVISA FASCISTA.

Nel 1922 Vladimir Jabotinsky si ritirò dall’esecutivo dell’Organizzazione sionistica e fondò nel 1924 il Partito Revisionista. Il Nuovo schieramento combatteva la politica dell’Esecutivo sionista troppo disponibile al compromesso con gli inglesi e con gli arabi e «in campo sociale… palesava una certa simpatia per il corporativismo teorizzato in Italia dal fascismo».

Finì per aderire al fascismo e simpatizzò apertamente per il Terzo Reich». «Jabotinsky sembra aver subito l’influenza di Ahad Ha’am, grande ammiratore, come Herzl, di Nietzske, da cui prese in prestito l’idea di superuomo, associandola a quella di NAZIONE SUPERIORE».

Gli arabi, «per Jabotinsky non avevano nessun diritto sulla Palestina e dovevano essere espulsi. Ancor oggi, per i suoi discepoli… “non esistono territori occupati in Israele”». Jabotinsky è convinto che lo stato abbia il primato sull’individuo, per cui non bisogna assolutamente rifarsi all’etica biblica ma attingere le proprie forze alle teorie del NAZIONALISMO INTEGRALE; «ciò lo farà passare agli occhi di numerosi dirigenti ebrei come un ebreo fascista». Jabotinsky è assolutamente contrario alla diaspora e PER IMPEDIRE L’ASSIMILAZIONE degli ebrei, SARÀ ANCHE PRONTO AD ACCOGLIERE favorevolmente LE IDEE ANTISEMITE, che avrebbero spinto gli ebrei a ritornare nella loro terra e a riscoprire l’identità che stavano perdendo. «Per Jabotinsky ogni assimilazione ai goyim è non solo infausta ma impossibile… “La fonte del sentimento nazionale si trova nel SANGUE dell’uomo… nel suo TIPO FISICO-RAZZIALE… È inconcepibile che un ebreo… possa adattarsi alla visione spirituale di un tedesco o di un francese”». Inoltre elimina l’idea di un Dio trascendente e la sostituisce con quella di nazione, minando alla base le fondamenta stesse del Giudaismo ortodosso. A tutto ciò unisce un odio viscerale per il socialcomunismo, mentre vede, di conseguenza, la forza principale del Sionismo nel supercapitalismo.

DA LEGGERE:

http://holywar.org/Sio_Naz.htm

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Questo era il testo del 18° ed ultimo punto del programma di Rinascita del Lehi di A. Stern. [Dal capitolo 3 del libro "L'Asse Roma-Berlino-Tel Aviv"]

Da questo gruppo (con l’Irgun) nascerà la destra israeliana (Herut, poi Likud). Il primo ministro israeliano Y. Shamir fu triumviro del Lehi.

Difficile capire molti aspetti della politica israeliana senza conoscere i “18 punti della Rinascita” scritti da A. Stern e divenuti il manifesto mistico-politico del Lehi (gruppo – bene ricordarlo – che chiese di allearsi alla Germania nazionalsocialista durante la seconda guerra mondiale con la promessa di creare dopo il conflitto uno stato ebraico legato con un trattato al Terzo Reich):

1. LA NAZIONE
Il popolo ebraico è un popolo legato ad una Alleanza, l’originatore del monoteismo,
formulatore di insegnamenti profetici, portabandiera della cultura
umana, guardiano di un glorioso patrimonio. Il popolo ebraico è educato al
sacrificio ed alla sofferenza; la sua visione, la capacità di sopravvivenza e la
fede nella redenzione sono indistruttibili.

2. LA PATRIA
La Patria è nella Terra d’Israele entro i confini delineati nella Bibbia (“Ai
tuoi discendenti, Io darò questa terra, dal Fiume d’Egitto al grande fiume Eufrate”
Genesi 15:18). Questa è la terra dei viventi, in cui l’intera nazione
deve vivere in sicurezza.

3. LA NAZIONE E LA SUA TERRA
Israele conquistò la terra con la spada. Lì è diventata una grande nazione e
solo lì rinascerà. Quindi solo Israele ha diritto a quella terra. Questo è un diritto
assoluto. Non si è esaurito e non lo sarà mai.

4. GLI OBBIETTIVI
1. Redenzione della Terra.
2. Stabilimento della Sovranità.
3. Rinascita della Nazione.
Non c’è sovranità senza redenzione della terra, e non c’è rinascita nazionale
senza sovranità.

5. EDUCAZIONE
Educare la nazione ad amare la libertà e a difendere con zelo l’eterno patrimonio
d’Israele. Inculcare l’idea che la nazione è padrona del suo destino.
Rivivere la dottrina in base alla quale “La spada e il libro sono legati insieme
dal cielo” (Midrash Vayikra Rabba 35:8).

6. UNITÀ
L’unificazione dell’intera nazione attorno al gonfalone del movimento ebraico
della libertà. L’uso del genio, dello status e delle risorse degli individui,
la canalizzazione dell’energia, la devozione ed il fervore rivoluzionario delle
masse per la guerra di liberazione.

7. PATTI
Fare patti con tutti coloro che sono disposti ad aiutare la lotta dell’organizzazione
ed a fornire un sostegno diretto.

8. FORZA
Consolidare ed accrescere la forza combattente in patria e nella diaspora, nel
sottosuolo e nelle caserme, per diventare l’esercito di liberazione ebraico
con propria bandiera, armi e comandanti.

9. GUERRA
Continuo stato di guerra contro coloro che si frappongono alla realizzazione
degli obiettivi.

10. CONQUISTA
La conquista della patria dall’oppressore straniero e il suo eterno possesso.

11. SOVRANITÀ
Rinascita della sovranità ebraica sulla terra redenta.

12. STATO DI GIUSTIZIA
Lo stabilimento di un ordine sociale nello spirito della moralità ebraica e della
giustizia profetica. Sotto questo ordine nessuno sarà affamato o disoccupato.
Tutti vivranno in armonia, mutuo rispetto ed amicizia, in modo esemplare
rispetto al mondo.

13. FAR RIVIVERE IL DESERTO
Ricostruire le rovine e far rivivere il deserto per l’immigrazione di massa e la
crescita demografica.

14. STRANIERI
Risolvere il problema della popolazione straniera con uno scambio di popolazione

15. INGLOBAMENTO DEGLI ESULI
Totale raccolta degli esuli nel loro stato sovrano.

16. POTERE
La nazione ebraica dovrà essere di primo livello negli ambiti militare, politico,
culturale ed economico nel Medio Oriente e nell’area Mediterranea.

17. RINASCITA
La rinascita della lingua ebraica come lingua parlata dall’intera nazione, la
rinascita della potenza storica e spirituale d’Israele. La purificazione del carattere
nazionale nel fuoco della rinascita.

18. IL TEMPIO
LA COSTRUZIONE DEL TERZO TEMPIO COME SIMBOLO DELLA NUOVA ERA DI TOTLE REDENZIONE.

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La banda STERN: QUANDO ANCHE GLI EUROPEI CHIAMAVANO LORO “terroristi”:

http://www.istitutodaguirre.it/geografia/israele%20palestina%20sito/ban




Soros: in passato nazista, oggi speculatore pro-droga
3 dicembre 2008 (MoviSol) - Se si vuole cogliere il megaspeculatore George Soros con le mani nel sacco, si seguano le sue tracce in Brasile, dove sta per tenersi una conferenza in cui gli uomini di Soros e della sua fazione tenteranno di manipolare russi e brasiliani e reclutarli alla politica di Gordon Brown. Il governatore dello stato brasiliano del Parana, Roberto Requiao, ha indetto il 7-10 dicembre un seminario internazionale nella città di Curitiba per discutere la crisi finanziaria globale. Oltre a studiosi e funzionari di governo da Russia, Cina, Brasile ed altri paesi latino-americani, uno dei relatori principali sarà l’economista americano Thomas Palley, stretto collaboratore e apologeta dell’agente britannico George Soros.
Altri ospiti includono un gruppo di ex collaboratori di LaRouche -- Paolo Raimondi, Michael Liebig, Lorenzo Carrasco – che negli ultimi anni si sono uniti al campo britannico. Negli ultimi due anni questi personaggi hanno sfruttato la loro passata associazione con LaRouche per coinvolgere partecipanti russi, italiani e di altri paesi in una serie di conferenze, inclusa quella che si è tenuta nel luglio 2008 a Modena, lasciando i loro interlocutori all'oscuro del loro cambiamento di casacca e inducendoli a sostenere dichiarazioni e progetti il cui vero scopo era quello di danneggiare la causa della Nuova Bretton Woods.
"Questo conferma la nostra analisi che certi individui in passato associati a me”, ha commentato Lyndon LaRouche “sono passati dalla parte dei britannici. Operano esattamente come agenti britannici” nell’accezione peggiore del termine, “quella esemplificata da George Soros”.
Soros non solo specula con il suo hedge fund, uno dei tanti che ha distrutto l’economia mondiale con la speculazione in derivati, ma è anche uno dei principali promotori della legalizzazione della droga a livello mondiale, avendo finanziato innumerevoli campagne filo-droga sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo. In Africa dirige svariate operazioni, e recentemente ha chiesto un intervento militare dell’Unione Europea nella Repubblica del Congo, per conto di interessi minerari.
Soros si è ripetutamente giustificato per il fatto che, in gioventù, fungesse da corriere per le operazioni genocide delle Waffen SS nell’Ungheria occupata dai nazisti. Ad esempio, in un’intervista concessa a 60 Minutes, la trasmissione di Steve Kroft alla CBS, il 20 dicembre 1998, Soros spiegò che, quando era un adolescente, aiutò i nazisti a confiscare le proprietà degli ebrei mandati nei campi di sterminio, e che non si sentiva per niente in colpa nel farlo. Nella prefazione ad un libro pubblicato da suo padre, Soros aggiunge: “E' una cosa sacrilega da dirsi, ma questi dieci mesi (dell’occupazione nazista) furono il periodo più felice della mia vita… vivevamo una vita avventurosa e ci divertivamo insieme”.
Quanto all’economista di Oxford Thomas Palley, uno dei relatori al seminario nel Parana, è stato direttore del Progetto di Riforma della Globalizzazione dell’Open Society Institute di Soros nel 2002 e 2003. E’ tuttora un fautore della “società aperta” di Soros e di tutte le sue politiche. In un documento presentato alla conferenza che si tenne a Rio de Janeiro, in Brasile, nel novembre 2002, dal titolo “Soros sui mercati internazionali dei capitali e le economie in via di sviluppo”, Palley definì Soros “un individuo notevole. Non solo è uno dei finanzieri che hanno più successo al mondo…. È anche uno dei principali filantropi”. Stando a Palley, “le costruzioni teoriche di Soros sui mercati finanziari uniscono profonde intuizioni politiche e morali (!) e questo ha contribuito alla sua ascesa come intellettuale pubblico”.
Durante la campagna presidenziale USA, Palley ha eseguito gli ordini di Soros nel Partito Democratico, e cioé scaricare veleno su Hillary Clinton. Durante le primarie, nell'aprile scorso, Palley chiese pubblicamente che Hillary abbandonasse la gara, in un articolo intitolato "la maledizione dei Clinton". "La realtà – scrisse – è che sia Hillary che Bill Clinton sono fatti della stessa pasta, che è caratterizzata da una ambizione sfrenata e di desiderio di potere per amore del potere... quando si tratta dei Clinton, la verità è che essi sono diventati una maledizione e non una risorsa per i democratici."
Ci si chiede se il governatore del Parana sapesse che verrà alla sua conferenza un portavoce di Soros quando ha dichiarato alla stampa: „Non inviterò coloro che hanno provocato il disastro“. Alcuni organizzatori della conferenza hanno dichiarato all’EIR che non erano al corrente della presenza di Palley e dei suoi legami con Soros.
I lacché di Soros ad Harvard raccomandano la droga come rimedio al deficit di bilancio
5 dicembre 2008 (MoviSol) - L’ultimo trucco di Soros per favorire la legalizzazione della droga viene da un recente studio dell’Università di Harvard (sorpresa!). Questo studio afferma che i deficit di bilancio delle amministrazioni locali, statali o federale degli USA potrebbero essere risanati con tonnellate di banconote, nella misura di 76,8 miliardi di dollari all’anno, se si procedesse con la legalizzazione della produzione e del consumo di tutte le droghe.
Si va al sodo: si vuole legalizzare la produzione. Sarebbe meglio che presentassero la cosa per il verso giusto: legalizzare il traffico della droga, come avvenne ai tempi dell’Impero Britannico.
Condotto da un beneficiario del mecenatismo di Soros, il prof. Jeffrey Miron, direttore degli studi pre-laurea del Dipartimento di Economia, pubblicizzato dal sorosiano Dan Rodricks sul Baltimore Sun, con il titolo “Legalizziamo le droghe e guadagneremo 77 miliardi”, lo studio è stato pubblicato due giorni fa, a Washington D.C., da una delle tante organizzazioni sotto l’ombrello finanziario di Soros, la Law Enforcement Against Prohibition (LEAP).
Usando alcuni giochetti statistici, il prof. Miron trae la conclusione che gli Stati Uniti potrebbero “risparmiare” 44,1 miliardi di dollari rinunciando alle leggi contro il commercio di droga, e anche “prevedendo una rendita fiscale sulla produzione e sulla vendita legale delle droghe”. Miron assume una tassazione per la produzione e la vendita in tutto simile a quella in vigore per gli alcoolici e il tabacco; con questo presupposto, calcola che le amministrazioni locali, statali e federale potrebbero “generare entrate per il fisco di circa 32,7 miliardi ogni anno”. Egli specifica, inoltre: “6,7 miliardi circa di questi incassi potrebbero provenire dalla legalizzazione della marijuana, 22,5 miliardi dalla legalizzazione della cocaina e dell’eroina, e 3,5 miliardi dalla legalizzazione di tutte le altre [droghe]”.
Questa stima è basata su un presupposto: il consumo della droga – senza contarne la produzione – non crescerebbe. Secondo l'harvardiano lacché di Soros, tuttavia, tale presupposto è “probabilmente errato nel senso di una sottostima degli introiti fiscali sulla legalizzazione della droga, poiché [finora] le penali per il possesso [di droga] hanno funto da deterrente del consumo personale”.
Miron fa campagna per la legalizzazione delle droghe da un ventennio. Nel 2000 fu pagato dall'Open Society Institute di Soros per stimare i costi delle leggi contro la droga. Nel 2005 pubblicò uno “studio” dal titolo “Implicazioni per il bilancio della proibizione della marijuana negli Stati Uniti”, che fu usato dal gruppo di Soros per riunire 500 cosiddetti economisti in un unico fronte (capeggiato da Milton Friedman), allo scopo di appoggiare la sua richiesta di legalizzazione della marijuana. Il criterio che quei sedicenti economisti assunsero è quello dei “costi-benefici”, misurati unicamente in denaro.
Ci chiediamo se gli studenti di Harvard, che hanno votato Miron come il miglior insegnante anziano di Harvard nel periodo 2006-2008, siano tutti spinellati.

Tratto da http://www.movisol.org/


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permalink | inviato da claudiogiudici il 23/12/2008 alle 9:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa 



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