venerdì 6 settembre 2013

TAV


Ma fermare la Tav per salvare la propria terra è un reato?

Lo scrittore Erri De Luca: il sabotaggio è diritto di sovranità sul proprio suolo. Ma scatta la denuncia

DI MONICA CAPO
Non è bastato accusare di terrorismo i No Tav, ora anche Erri De Luca sarebbe un cattivo maestro, un sobillatore, addirittura un nostalgico di Lotta Continua, come ha affermato il senatore del Pdl e vicepresidente del Copasir (Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti) Giuseppe Esposito. delucafotoTanto che lo scrittore sarà denunciato per “istigazione al sabotaggio” da Ltf, la società che sta realizzando la linea ad alta velocità tra Torino e Lione.
Tutto questo perché, in un’intervista pubblicata sull’Huffington Post, De Luca ha dichiarato che “la Tav va sabotata”, che le cesoie (trovate insieme ad altro materiale nell’auto di due militanti arrestati lo scorso 30 agosto) “sono utili a tagliare le reti” e che “il sabotaggio è l’unica alternativa”. Ma ormai dovremmo averci fatto l’abitudine al fatto che qualsiasi voce si levi a sostenere le ragioni di una battaglia contro un’opera inutile e devastante, venga criminalizzata. Era piuttosto logico che le parole di De Luca avrebbero infastidito quelle lobby che sperano di spartirsi il bottino della costruzione del Tav, quelli che lui chiama “buffoni di corte delle banche” che dichiarano strategica l’opera di sventramento che è invece superflua, tossica e sfruttata solo per spendere fondi europei.
E oggi, su “Il Mattino”, Erri De Luca risponde ad alcune domande di Generoso Picone e chiarisce senza lasciare a spazio ad equivoci: “Il sabotaggio è quello che civilmente sta compiendo la gente della Val di Susa. Il fantasma del terrorismo è evocato da nostalgici che sembra augurarselo per inasprire i metodi di assedio. Niente da fare: quel tempo è scaduto, in Val di Susa c’è una maggioranza che si oppone a oltranza alla Tav, non reparti clandestini né cospiratori, ma una popolazione cosciente, di ogni fascia di età nonne comprese. Io sono un loro sostenitore, da loro imparo una lezione di coraggio e di passione civile”. La verità, perciò, è che in Val di Susa, come a Taranto, come nella Campania Infelix è semplicemente in corso da altrettanti anni, parafrasando lo scrittore, una decisa e insuperabile resistenza al programma di “stupro del territorio”. Che il sabotaggio di cui viene accusato De Luca non è altro che “il diritto di sovranità” sul proprio suolo, sulla propria aria, sulla propria acqua: sulla vita stessa minacciata. Perciò, alla luce delle dichiarazioni del pentito del clan dei Casalesi Carmine Schiavone, alla luce del fatto che come cittadina campana mi sento sempre più avvelenata nel corpo e nell’anima, e soprattutto, abbandonata dallo Stato, non posso fare altro che esprimere la mia solidarietà a Erri De Luca e agli attivisti No Tav, e dire che non avrò alcun problema a partecipare al “sabotaggio” nei confronti del nuovo inceneritore che si vuole costruire a Giugliano. Perché si tratterà di resistenza, non di terrorismo.

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