I jihadisti di Cologno Monzese che combattono per il califfato in Siria
Settembre 22, 2013 Rodolfo Casadei
«Seppelliremo la democrazia a Damasco. Aleppo sarà il cimitero degli alawiti». Partono anche da Milano, Bologna e Toscana i terroristi anti-Assad
Un conto è presentarsi come coraggiosi partigiani che combattono una dittatura accusata di gravi crimini, un altro violare sotto gli occhi delle telecamere le convenzioni internazionali sui prigionieri di guerra. Soprattutto in un momento in cui il regime di Damasco è sotto processo a livello internazionale per l’uso di armi chimiche, ma anche i ribelli sono nel mirino della critica per il moltiplicarsi di testimonianze relative a violazioni dei diritti umani da parte loro e al loro estremismo politico-ideologico. Inoltre Ammar Bacha, compagno d’armi e amico fraterno di Haisam Sakhanh, non è uno qualunque: notoriamente è il fidanzato di una delle figlie di Nour Dachan, presidente emerito dell’Ucoii, l’organizzazione dei musulmani italiani e residenti in Italia legata ideologicamente e organizzativamente ai Fratelli Musulmani.
A tre mesi dalla notizia della morte di Ibrahim Giuliano Delnevo, il 23enne genovese divenuto estremista islamico e ucciso in Siria mentre combatteva con jihadisti ceceni, la questione dei volontari – siriani residenti in Italia e italiani convertiti all’islam – che partono dal nostro paese per dare manforte ai ribelli è ancora avvolta nel mistero. Foad Aodi, palestinese presidente della Comunità del mondo arabo in Italia, in un’intervista aveva parlato di una cinquantina di elementi, pochissimi dei quali nativi italiani. Fonti investigative lasciano trapelare l’esistenza di almeno due jihadisti italiani in azione in Siria, uno originario di Bologna e l’altro di una non specificata località della Toscana.
Navigando in retePer mettere insieme qualche notizia e qualche nome sui ribelli siriani di provenienza italiana e sulla radicalizzazione della loro ideologia politico-religiosa è sufficiente navigare sulle pagine Facebook di Haisam detto Abu Omar (la pagina si chiama Haisam Siria) e di Amar Bacha. Il primo è ritratto con armi sempre diverse: fucili lanciagranate, kalashnikov, Fal belgi, Dragunov russi. E gli slogan che appaiono in bacheca non lasciano dubbi sull’orientamento ideologico del soggetto e dei suoi sostenitori: «La democrazia è nata in Francia, è morta in Egitto (allusione alla nascita dell’islamismo attraverso i Fratelli Musulmani, ndr) e sarà riseppellita in Siria»; «Aleppo sarà il cimitero degli alawiti, nipoti delle scimmie» (il regime di Assad è considerato alawita, e l’insulto li parifica agli ebrei, in un detto di Maometto definiti “fratelli delle scimmie”); «Il mio piede schiaccia gli alawiti – Dobbiamo bruciare gli alawiti».
Alcuni dei messaggi sono contrassegnati da due bandiere incrociate, una bianca e una nera, con la scritta «Per il califfato secondo la via di Maometto»: un simbolo usato da gruppi affiliati ad al Qaeda. Una foto mostra altri 2 siriani residenti in Italia che hanno combattuto in Siria. L’immagine ritrae, insieme ad Abu Omar e Ammar Bacha, i fratelli Manaf e Anter Chaddad. Tutti e 4 residenti a Cologno Monzese (Mi) che ora rischia di apparire come la capitale dei jihadisti siriani in Italia. Che pare usino riunirsi in un bar gestito da cinesi in corso Roma.
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