domenica 22 settembre 2013

SCANDALO EQUITALIA:

SCANDALO EQUITALIA: GLI STROZZINI INDAGATI FORTI CON I DEBOLI, MA BASTAVA ALLUGARE 1.000 EURO PER “AGGIUSTARE” TUTTO

 

Equitalia e le tangenti per non pagare le tasse

POTEVANO BASTARE MILLE EURO VERSATI A FUNZIONARI DISONESTI PER BLOCCARE LE CARTELLE ED OTTENERE RATEIZZAZIONI SENZA REQUISITI

Mazzette e tangenti in cambio di favori, per non pagare le tasse. Una rete di corruzione, con a capo l’ex funzionario di Equitalia in pensione Roberto Damassa, che avrebbe creato un sistema in grado di procurare per l’ente di riscossione un danno da 21 milioni di euro.
Questa l’ipotesi di reato contestata dalla Procura di Roma, che ieri ha disposto perquisizioni in 29 sedi della stessa Equitalia e dell’Inps, in cinque province. Cinque sono per ora gli indagati, anche se i pm ritengono più estesa l’attività corruttiva, basata sulla complicità di funzionari ed ex dipendenti corrotti dell’ente di riscossione tributi. Il segreto? Per gli imprenditori e i professionisti segnalati era necessario trovare un “contatto” tra i lavoratori disonesti per ottenere, in cambio di versamenti di denaro, la rateizzazione dei debiti senza che ci fossero i requisiti, l’annullamento dei pignoramenti o alterazioni nella posizione contributiva dell’Inps.
EQUITALIA perqusizioni
EQUITALIA: CORRUZIONE E DIPENDENTI INFEDELI - Le richieste dei funzionari corrotti non erano troppo alte: potevano bastare mille euro versati per bloccare le cartelle. Tutto prende inizio dall’inchiesta sugli albergatori romani Roscioli: una maxitruffa da 150 milioni di euro evasi dietro i quali si nascondeva per i pm la compiacenza di alcuni funzionari poco onesti. Dopo le perquisizione eseguite tra Roma, Latina, Genova, Napoli e Venezia sono per ora cinque gli indagati: oltre a Damassa, si tratta di Salvatore Fedele, attuale dipendente della sede di Roma (che ieri Equitalia ha già sospeso), Romolo Gregori, legale rappresentante della società Gresa; il commercialista Domenico Ballo, l’intermediario Alberto Marozzi. Potrebbe però essere soltanto il “sintomo” scovato di un sistema di corruzione «minuto, ma sistemica», hanno spiegato gli inquirenti, che si avvaleva proprio di dirigenti infedeli. Tredici i soggetti coinvolti tra le perquisizioni, compreso l’ex direttore regionale Equitalia del Lazio, ora in Liguria, Francesco Pasquini. «Questi funzionari danneggiano noi per primi, la nostra immagine è stravolta da questi episodi», si è difeso su Repubblica l’ad Benedetto Mineo, sottolineando però come Equitalia «sia un corpo sano ed efficiente». Eppure, fin da quando la società pubblica (51% dell’Agenzia delle Entrate, 49% dell’Inps), concessionaria del sistema di riscossione dei tributi, è stata costituita – allora con il nome di Riscossione Spa, poi cambiato nel 2007, ndr – l’ente è stato più volte accusato e non sembra godere di grande stima da parte dei contribuenti italiani. Pesano  diversi errori riscontrati da alcuni contribuenti nelle cartelle esattoriali, ma anche l’utilizzo considerato eccessivo del pignoramento e di altri strumenti di recupero coatto delle somme di denaro dovute. Senza dimenticare le operazioni troppo lente, con procedure che si sono allungate per mesi. Già in passato non sono mancati episodi di truffa, con protagonisti funzionari corrotti o falsi dipendenti. Al quale si aggiunge adesso l’inchiesta condotta dalla Procura di Roma.
TUTTO IL SISTEMA – Secondo l’ipotesi dei pm, alla base del sistema di corruzione c’era il funzionario in pensione Roberto Damassa, sotto accusa per due rateizzazioni di debiti a vantaggio di Marzia Pelone e della società Geress Srl, in assenza dei requisiti. Una terza, sempre fuori norma, era stata realizzata in favore di Romolo Gregori, uno dei cinque indagati. Francesca Loy e Francesco Ciardi, i pm titolari dell’inchiesta, ipotizzano un’attività corruttiva pianificata da Damassa insieme al mediatore Marozzi, responsabili anche di manomettere i dati informatici dell’archivio Inps. L’obiettivo? Non soltanto permettere alla Gresa Srl dell’imprenditore Gregori di accedere alla rateizzazione senza requisiti, ma anche la «visibilità dei relativi versamenti, seppur in mancanza di un effettivo rimborso da parte dell’azienda debitrice». Scrive il Corriere della Sera:
Il primo passo era quello di «approvare la rateizzazione in modo da consentire alle società di perdere la qualifica di “soggetto inadempiente” ». Poi si procedeva alla «rinuncia delle esecuzioni immobiliari». Non solo. In alcuni casi Damassa «pianificava e realizzava con l’ausilio di terze persone, una manovra finalizzata alla manomissione dei dati informatici contenuti negli archivi dell’Inps con il duplice scopo di consentire alla società, da un lato l’accesso al benefico della rateizzazione dei debiti contributivi, dall’altro la visibilità dei relativi versamenti anche in assenza di un effettivo esborso da parte dell’azienda debitrice».
L’IMMAGINE DI EQUITALIA – Di fronte alle accuse e all’inchiesta sui dirigenti corrotti, Equitalia ha assicurato piena collaborazione, «contro le eventuali responsabilità delle persone coinvolte per garantire la funzione pubblica degli agenti e la propria immagine». Eppure la politica ha già lanciato le sue accuse: dalla Lega in Senato, con il capogruppo Bitonci che parla di doppio volto di Equitalia, “malleabile con i ricchi e forte e prepotente con i deboli”, fino a Beppe Grillo, che ha richiesto l’abolizione di quello che definisce “un carrozzone”. Anche sui quotidiani non mancano gli attacchi alla società concessionaria della riscossione dei tributi: in particolare è il Giornale a spiegare come anche “Equitalia ha i suoi ladri”. Pesante, in particolare, l’editoriale di Nicola Porro, intitolato ”Se lo Stato si traveste da furfante”, nel quale si spiega come l’inchiesta sia «il sintomo di uno Stato malato e di una burocrazia troppo potente».
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