venerdì 20 settembre 2013

Ossa, sangue, calce, acido solforico: ecco a voi lo zucchero bianco

Ossa, sangue, calce, acido solforico: ecco a voi lo zucchero bianco

di Simonetta Magni
zuccheroE’ provato che, fino al momento in cui l’uomo bianco introdusse l’abitudine al consumo di saccarosio, nelle popolazioni indigene di varie nazioni della Terra molte patologie erano pressoché sconosciute. Vediamo il perché analizzando il modo in cui questa sostanza, creduta un alimento, viene prodotta.
Il succo grezzo ottenuto dalla lavorazione della barbabietola, che ha una tonalità dal nero al rosso scuro, viene dapprima miscelato con latte di calce, operazione che provoca la perdita di molti enzimi e delle sostanze nutritive.
Per eliminare la calce in eccesso viene trattato con anidride carbonica e per schiarirlo, con il velenosissimo acido solforoso.
La carbonatazione è il processo mediante il quale vengono poi tolte le impurità prima che il succo subisca la cristallizzazione. Questa operazione prende il nome dal carbone animale utilizzato, detto anche “nero di ossa”, il quale si ottiene dalla calcinazione di residui animali come ossa o sangue. In proposito Wikipedia ci rassicura, in quanto “per evitare eventuali rischi di diffusione del morbo della mucca pazza, non vengono utilizzati né le ossa del cranio né quelle della colonna vertebrale”!
Per essere sbiancato completamente, viene poi trattato con coloranti come il blu oltremare, derivati dal catrame e quindi cancerogeni. Queste, sintetizzate al massimo, sono alcune delle fasi di un processo industriale molto più complesso che prevede l’utilizzo di vari agenti chimici.
Il saccarosio crea una forte acidificazione del sangue, costringendo il nostro organismo ad attingere alle proprie riserve di minerali, tra cui il calcio, per riequilibrare il proprio Ph. La conseguenza è un indebolimento scheletrico e la comparsa di varie patologie che vanno dalla carie all’artrosi, all’artrite, all’osteoporosi. Causa processi fermentativi a carico dell’intestino e alterazione della flora batterica con varie conseguenze a ciò correlate, tra cui coliti, stipsi, diarree. Provoca scompensi ormonali, un abbassamento delle difese immunitarie e inoltre caduta dei capelli, ritenzione idrica e cellulite. Si possono avere inoltre reazioni indesiderate come alterazioni dell’umore e problemi cutanei e, assunto in una certa dose, danni epatici, a livello circolatorio e pancreatico.
zolletteEsistono molti sostituti dello zucchero bianco tra cui scegliere, secondo l’uso che si deve farne: il miele, il malto d’orzo, lo sciroppo di riso, il succo d’agave, lo sciroppo d’acero. La frutta può essere frullata ed utilizzata nella preparazione di dolciumi; il fruttosio venduto nei supermercati, infatti, viene anch’esso ottenuto chimicamente e assunto in certe dosi può portare a vari disturbi e patologie, così come è per lo zucchero di canna che troviamo al bar, soltanto leggermente migliore di quello bianco. Ricordiamo invece lo zucchero di canna integrale, aromatico e ricco di sostanze nutritive. Ha un aspetto terroso non uniforme sia nella granulosità che nel colore.
La melassa, reperibile in certi negozi egiziani o di alimentazione naturale è ricca di fibre, di vitamina B e di minerali come il calcio; ma forse il suo maggior pregio è nella sua ricchezza di ferro (ben 11 mg ogni 100 grammi), tanto che in certe nazioni viene assunta per combattere l’anemia.
Un dolcificante che sta suscitando un sempre maggiore entusiasmo è la stevia, una pianta originaria del Paraguay. Fino al 2011 la sua commercializzazione era vietata in Europa, forse proprio perché costituisce un’alternativa ideale ai dolcificanti sintetici commercializzati dalle multinazionali. Le sue foglie infatti hanno un potere dolcificante 100 volte superiore a quello dello zucchero. Non altera la glicemia. E’ altresì consigliata nelle diete dimagranti perché priva di calorie.
Si può coltivare sul balcone.

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