domenica 8 settembre 2013

LE ARMI CHIMICHE ESPLODONO ANCHE IN ITALIA:

LE ARMI CHIMICHE ESPLODONO ANCHE IN ITALIA: BRUCIANO GLI ACIDI E I SOLVENTI DELL’EUROCOMPOST

L’Eurocompost va a fuoco: altro che armi chimiche. Questi sono acidi e solventi  che avvelenano e disintegrano l’organismo umano.
Credit photo: Il Mattino
Credit photo: Il Mattino
Nessuno come Pino Ciociola diAvvenire, ha saputo descrivere meglio quell’inferno, quel pressappochismo con cui si è affrontata la situazione aOrta di Atella quando, il 31 agosto scorso una colonna di fumo nero e oleoso mandava in fiamme il frutto della mala-gestione, del degrado voluto dalla camorra nell’indifferenza delle autorità locali. Perchè proprio Avvenire aveva più volte denunciato il disastro potenziale che sarebbe scaturito dal deposito abusivo di acidi e solventi chimici stipati negli uffici dell’Eurocompost. Una fabbrica costruita per disidratare rifiuti organici grazie al finanziamento dei fondi europei. Tutt’attorno campi di peperoni e pomodori ma soprattutto una gran puzza. Così la gente aprì gli occhi e si scoprì che all’Eurocompost c’erano proprio un sacco di rifiuti soprattutto pericolosi. Dopo le proteste e le insurrezioni popolari l’azienda fallì e chiuse i battenti, per modo di dire. Divenne in realtà un campo di battaglia, una di quelle battaglie che laCampania civile combatte contro la criminalità organizzata. Dentro i suoi uffici furono infilati bidoni di acidi e solventi chimici, L’Eurocompost si apprestava a diventare un ottimo bersaglio per la “guerra delle bonifiche“.
Eh sì, perché il programma della Camorra è lungimirante. Prima si sotterra per decenni, poi si costringono le autorità locali a dissotterrare, a bonificare. Ma chi è che fa le bonifiche? Naturalmente aziende direttamente collegate alla criminalità organizzata, quella stessa criminalità organizzata che ha sotterrato i rifiuti.
Ma dopo l’incendio dell’Eurocompost, l’ingegner Salvatore Di Costanzo, capo dell’Ufficio ambiente del Comune, andò a fare il sopralluogo e disse senza accorgersi della telecamera che lo stava riprendendo: «Da quanto vedo non è bruciato nulla di pericoloso». Dopo qualche minuto invece sussurrò tra i denti: «Già sento i bronchi stretti e un peso sul petto. Ci vorrebbe la mascherina…». Oggi l’Ingegnere nega le accuse (leggi).
Furono i vigili del fuoco di Aversa a sedare l’incendio i cui fumi oleosi si vedevano persino da Caserta. Erano veleni, quintali di veleni, solventi chimici e acidi che bruciando lanciavano un segnale, gridavano che la guerra non è finita. Dopo pochissimo arriva il vigile urbano che, con la bomboletta scrive sui muri: «Vietato entrare. Zona contaminata».
Come ha detto qualcuno le armi chimiche sono già in casa nostra. Sono quei milioni di acidi e solventi chimiche che i campani respirano ogni giorno, sono quella puzza chimica insopportabile che fa sanguinare e infiammare le vie respiratorie, sono tutti quei veleni che entrano nella catena alimentare e finisco sulle tavole imbandite di mezza Italia, quelle tavole su cui si festeggia l’ignavia e l’indifferenza.
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